DAMMI CINQUE MINUTI
(1997) EMI
Il
viaggio, la ricerca nella grande pancia della vita e, dopo aver tanto esplorato,
ritrovarsi a constatare che sono tanti quelli che cercano.
C'è vita, amore e libertà nel nuovo disco degli Stadio, espressi
con impeto, sussurrati tra le labbra. Sono gli elementi dominanti di un viaggio
che non dà risposte anzi, ascolti tutte e undici le canzoni e la sensazione
del viaggio resta palpabile.
Come nelle ultime sei occasioni Saverio Grandi è l'"ideologo"
del gruppo che non si risparmia: un lavoro letterario composto a quattro mani
con Bettina Baldassari, che rimane l'unica autrice a collaborare con gli Stadio,
altro esempio di crescita artistica.
La Bettina compone "Un volo d'amore", strofe ispirate molto più
della recente "Ballando al buio" -le immagini sono nitide, eteree; dello
stesso tenore "Ti mando un bacio" dove rimane intatta l'ispirazione.
Si cimenta nel gioco, pardon ne "Quel tuo solito gioco(the same)"! Gioca
a scrivere un testo su misura per un uomo - impresa difficile... Vasco Rossi continua
a ritrovarsi nei testi come "Gli angeli" (dal suo recente album "Nessun
pericolo per te") e tira fuori il suo lato melanconico in "Il temporale",
una delle più belle dell'album.
C'è anche il poeta Roberto Roversi ("Millenovecentonovantaniente")
e la sua storia di "carri armati", di voglia di volare, partenze senza
meta, di "astronauti" come meteoriti, di "diavoli padroni"
del mondo.Ma il resto lo fa Saverio delineando con tratti rettilinei le tracce
dell'animo e della vita che scorre fuori la porta di casa: "Cerchiamo
tutti qualcosa" però in fondo quello che vogliamo è una persona
con cui dividere la propria vita, o no?! Grandi coglie l'allarme della storia
che stiamo vivendo: fermarsi e parlare, confrontarsi, non c'è più
tempo (sono passati già cinque anni da "Stabiliamo un contatto"?!)
e "Dammi 5 minuti" nasce con un testo da "fuori i secondi",
la breve cronostoria di un tentativo di dialogo con la sua donna. Dicevo libertà,
la libertà di andare via (alla faccia dei "segugi" di "Chi
l'ha visto!") cambiare vita ("Non torno più") la libertà
di assaporare le piccole cose della giornata senza scendere nel patetico ("Siamo
vivi") e scoprirsi fortunati perchè stiamo vivendo!
Emergono nette le canzoni d'amore, un amore maturo, suscitato non dall'età
ma dalle esperienze. Bellissima "La colpa che tu eri", scritta dal migliore
Tullio Ferro (lo stesso autore di "Vita spericolata", "Vivere"
di Vasco Rossi e "Washington" per Dalla) cosi la già citata "Un
volo d'amore" e "Tu mi fai rivivere", che si inseriscono tra
le più belle ballads degli Stadio
("Bella più che mai", "C'è", "Vorrei",
per intenderci).
Il disco si apre rock con i suoni di tastiera che riecheggiano il Progressive
ma un groove assolutamente, ormai, inconfondibile e cosi esce fuori un lavoro
complesso che spazia, elabora ideemusicali: ad esempio, "The same" con
l'ottimo arrangiamento dei fiati di Comini e Piancastelli.
La chitarra di Andrea è fenomenale: un paio di assoli come non li aveva
mai realizzati, la sua tecnica è diventata eccelsa ma quello che continua
a colpire è l'affiatamento musicale e umano del gruppo. La ritmica
di Giovanni e Roberto che si sta affermando come la migliore in Italia.
Ci sono poi i cameo: la tromba "sensuale" in "Un volo d'amore";
la maestrìa del violino di Angelo Branduardi in "Millenovecentonovantaniente";
l'eccezionale chitarra in "La colpa che tu eri" per non parlare
dell'arrangiamento degli archi.
La voce indomita di Sarah Jane Morris in "The same".
Il pianoforte di Fabio Liberatori, tornato "a mezzo servizio" nel gruppo
da tre-quattro anni!!
Prodotto e arrangiato con la collaborazione del tastierista Mirko Dalporto e Maurizio
Biancani, registrato alla Fonoprint. Con gli Stadio e i già citati, suonano
Maurizio Pincastelli (tromba, flicorno, corno francese) Sandro Comini (trombone
e percussioni) Paride Sforza (sax e flauti) Maurizio Arcari (oboe e flauto dolce)
Pippo Guarnera (organo Hammond) Daniele Di Gregorio (percussioni) Alessandro Magri,
che ha programmato i suoni con Dalporto. I cori sono di Clara Moroni, Antonella
Melone e Davide Brudriesi.
La produzione esecutiva è curata da Antonio Colombi e Martino De Rubeis.
"Cerchiamo tutti qualcosa/.../Dimmi tu adesso cos'è che stai cercando/.../
E forse ho trovato te/.../E tu forse hai trovato me", cosi partiamo alla
ricerca di qualcosa che ci manca, magari anche superflua, però dobbiamo
trovarla; la cerchiamo nell'intransigenza degli altri come Diogene nella sua
botte, come un filo di Arianna che crediamo ormai spezzato, come Ulisse nella
sua punizione divina. La cerchiamo nel Passato, nel Presente, in ciò che
arriverà; la cerchiamo nel tempo che ci sembra perso, guadagnato, fregato
dalla vita; la cerchiamo, bastano anche solo 5 MINUTI, ma
non li abbiamo, non li ha il nostro amore "per una bibita, un caffè,
una cosa in piedi al bar", nessuno ha tempo da dedicarci nel frenetico formicolìo
delle vie degli anni "Novantaniente". Proprio anni novanta e poco meno
di niente, negli anni degli "astronauti dimenticati" su una navicella
per la Luna; continuamo a cercare distratti e imbastarditi da "la notte di
sabato che si chiude" sulle strade notturne di ragazzi e macchine da corsa,
"sopra il mondo che è impazzito" per un minuto di svago. Riecco
il tempo! E mentre il mondo corre dietro l'ultima stella del sabato sera che
se ne sta andando, fuori c'è "Il temporale" e, dietro un
vetro rigato di pioggia e lacrime, ci sei tu a pensare, pensare, pensare e ripensare
che "se tu fossi stata qui a guardare/ a luci spente questo temporale/avresti
visto che lampi di luce..."; a pensare a chi è già andato via,
partito prima di noi alla ricerca della pietra filosofale (come cavalieri armati
e con spade lucenti) oppure partito perchè cosi è la vita, che significa
gioia e dolore per chi rimane e continua a cercare qualcosa. Vuoi partire e stai
già volando? Stai volando d'amore sopra la terra che immobile gira!
Il tuo "Volo d'amore" è verso una luce intensa, dove rischiarano
i tramonti a picco sul mare, dove incroci la rosa dei venti e il vento si inerpica
sulle foglie degli alberi di montagne -"è un volo d'amore/ nessun
luogo è lontano/ per questo volo d'amore". E' un viaggio dentro
se stessi puntando dritto al cuore: l'amore che rapisce, che ti scombina i
piani quando inizia e quando ha finito e se ne va, fa sicuramente male però
ci fa volare "e in quel sorriso finirà il mio volo che/ è un
volo d'amore". Cerchiamo sesso per strada, strade sempre più larghe
per correre, una corsa contro il tempo, un tempo raccontato da telegiornali e
documentari, da reportage di scenari di guerra dove i "carri armati distrutti"
sono come giocattoli dimenticati nell'angolo buio della nostra memoria. Cerchiamo
bazzecole, "l'avventura in amore" per tornare a casa soddisfatti
(certo perchè non sappiamo "stare da soli"!); uno sguardo complice
per poter dire "mi sai riaccendere/ io con
te mi sento un altro uomo/tu MI FAI RIVIVERE/sai farmi sorridere/come non ricordavo
ormai più" e può durare tutta la vita. Siamo noi in viaggio,
alla ricerca di noi stessi, noi dentro la storia e fuori dalla memoria; nell'era
del virtuale la vita appare un videogame, ma, come ogni gioco, comincia a stufare
e riconsideriamo tutto (dall'arredamento della casa a lei che ci sta vicino)
- ormai è "Il solito vecchio gioco", cioè "THE SAME
old game". Attenti! Anche per lei è "il solito vecchio gioco"...
Nel nostro viaggio tanto sole e lune dovranno attraversare il cielo e "cosi
avanziamo/sospesi come firmamenti immobili", pure noi siamo stelle nella
polvere, che illuminiamo a tarda notte "stanze vuote" e che "se
guardano il cielo è per perdersi"; cerchiamo per fuggire da niente,
per scappare dall'ovvio, quotidiano, bestiale vivere che ci riporta "La
colpa che tu eri". Ormai cosa importa, si sta alzando il vento qui dove tutti
stanno cercando e mi sovvieni tu, "anche se non so dove sei" e che "non
ho mai capito perchè/ la tristezza/ ti fa più bella", "TI
MANDO UN BACIO con il vento/e so che tu lo sentirai/ti volterai senza vedermi/chiudendo
gli occhi capirai", perchè l'amore viaggia su fili invisibili
che ci legano ai nostri, esclusivi ricordi! Il vento si alza mentre il tuono annuncia
"Il temporale" che sta arrivando da laggiù dove sei rimasta ad
aspettarmi... "Che la natura fosse cosi stupefacente/ non mi ero accorto
ero cieco". Ci sono viaggi che non finiscono mai e cosi questo -iniziato
per cercare qualcosa che ora non sai più cos'è- attraversando
deserti,non saprai mai quanto durerà la distesa di sabbia e le tue scorte
di viveri: cosi sono i viaggi verso un ideale, un grande schermo gigante senza
immagini che ci inghiotte... Quando sarai a metà del viaggio e starai cercando
"la strada", "la verità/ dentro una religione oppure dentro
di se", spontaneo esclamerai: "Ringraziando il cielo SIAMO VIVI"!
Allora avrai trovato l' aforisma,"non ci credere quando dicono che tu/non
dovrai rischiare più, segui quello che sei/questa vita è una barca
che va giù/ma se imbarchi acqua tu vai a picco con lei.../Non lasciare
mai precipitare niente, attento sono guai.../ Pensaci per tempo...". Ora
sai che non ci sarà fine al tuo viaggio, alla tua ricerca e, se chiedi
altri 5 MINUTI, durerà fino alla notte dei tempi.
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