DI VOLPI, DI VIZI E DI VIRTU'
(1995) EMIIl gruppo è affiatatissimo come non mai, gli altri musicisti da anni con loro sono una vera appendice per le produzioni in studio, allora è giusto confrontarsi con realtà musicali molto importanti come la musica americana e qeul tipo di music-makers, che lavorano in un ambiente completamente diverso da quello italiano. Viene invitato a collaborare alla produzione delle canzoni l'americano Bob
Rose, navigato produttore con Steve Jones, collaboratore di artisti come Phil
Collins, Olivia Newton John,... Le canzoni sono belle, curate molto nella pre-produzione e, coma al solito,
sono firmate da grossi nomi: Guccini compone "Jimmy", un testo d'altri tempi,
la storia partigiana di un ragazzo presa a modello, un salutare ricordo dell'Italia
che fu, impregnato di forti valori, ingiallito dalle spighe di grano, coltivato
lì, sul campo dove falciarono quella giovane vita. Parole ispirate, frasi
assonanti a "Auschwitz" (sono passati decenni da quando scrisse quella canzone
ma il cantautore è lo stesso, il paragone è lo stesso, lo smarrimento
che trasmette identico). Roversi scrive un secondo pezzo, "Ma se guido una Ferrari", che apre il disco: la macchina come status-symbol e scusa per ritrarre i vizi di questa società in mano ai più forti(!). C'è la solita poesia a pervadere il testo e la struttura lirica è la stessa de "Il motore del Duemila" scritta per Dalla. Roversi è sempre stato interessato dall'automobile, come mezzo dell'uomo e scorcio epocale della società; nel nostro caso, la Ferrari rappresenta il raggiungimento di uno status e l'antitesi del perdente; l'arma in mano al più forte! Ancora dopo tante canzoni, Roberto Roversi sperimenta eludendo ogni regola sintattica e producendo un linguaggio assolutamente metaforico. Gli altri autori d'eccezione sono Vasco Rossi e Roberto Vecchioni, che firma
"Canzone d'amore sprecato", come dice il titolo una canzone d'amore al contrario,
con lui che si "sfiamma" per lo spreco di passione per lei che non c'è
più! L'arrangiamento rock supporta bene la tensione espressa dal testo.
Registrato da Bob Rose al "Monnow Valley Studio" in Inghilterra, a "Le Dune" di Riolo Terme; suonato con Fabio Liberatori, Aldo Fedele, Maurizio Piancastelli, Paride Sforza, Sandro Comini, il trombettista Leonardo Carboni. Ci sono anche le partecipazioni di Edoardo Bennato, che suona l'armonica in "Maledettamericatiamo" e del produttore Fio Zanotti.
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