L’Amore Volubile (2005)
E non sono canzoni per parrucchiere
sono languidi baci e calci nel sedere
sono lacrime e sangue e miele tra le gambe,
sono estasi e passione
… la mia immaginazione
…la mia liberazione
Gli Stadio pubblicano “L’Amore Volubile”,
un disco di canzoni d’autore, che raccontano la vita per raccontare
l’amore, l’amore “in ogni senso”, per chi ci
sta accanto e per chi sta mettendo piede in questo mondo. Canzoni che
sanno tirare fuori emozioni, che delineano figure
e creano ideogrammi nell’anima.
Ci sono ricordi e passione in queste nuove canzoni, scritte per cristallizzare
momenti che appartengono a tutti, piccoli fotogrammi
che diventano scenari della memoria e suggestioni di cui restano
profumi e che cambiano i destini.
E “non sono canzoni per parrucchiere” (non ce
ne voglia la categoria perché “ogni riferimento è
puramente casuale”) che vanno ascoltate distrattamente, tra una
chiacchiera e uno shampoo, ma sono frutto di “fatica
e riflessioni d’autore”, insomma sono racconti di
una notte tirata fino all’alba, sono la trasposizione di un’immagine,
la traduzione di una sensazione e di un brivido sulla pelle. “Sono
immaginazione e liberazione”, ossia sono canzoni che ci raccontano,
che vanno ascoltate, e di nuovo. Con attenzione. Ecco l’unica
indicazione che gli Stadio ci danno con questo album.
Come nella tradizione della band, che ha avuto sempre dei partner eccellenti
(da Lucio Dalla a Vasco Rossi, da Luca Carboni a Francesco Guccini,
per citare alcuni dei nomi “abituali” nelle loro produzioni),
nell’album ci sono 11 canzoni di “pop
d’autore” che rendono bene la dimensione dell’unico
gruppo di musica italiana d’autore, realizzate e prodotte con
l’aiuto di un altro cantautore, Saverio Grandi,
“scoperto” da Gaetano Curreri,
che ha saputo valorizzarlo come autore di grandi qualità, e protagonista
di un sodalizio artistico con gli Stadio che va avanti da molto tempo.
La firma Grandi-Curreri ha siglato tanti successi:
per gli Stadio, “Generazione di fenomeni”, ”Stabiliamo
un contatto”, ”Disperato bisogno d’amore”, “Muoio
un po’”, “Dammi 5 minuti”, “Sorprendimi”
e “Equilibrio instabile”; per Vasco Rossi, “Ti prendo
e ti porto via”, “Buoni o Cattivi” e “Un senso”;
per Laura Pausini, “Benedetta passione”, e “Al primo
sguardo” per Gianni Morandi. Saverio è stato la “mente”
dei Taglia 42 e, tre anni fa, ha inciso il suo primo disco da solista
(“La pianta del piede”), ora, mentore e penna di “L’Amore
Volubile”, ha scritto versi molto belli per questo cd di musica
e parole.
Infatti, l’album è un concept nella
filosofia che lo ispira, nelle idee che mettono in fila ciascuna
delle nuove canzoni. Raccontano la vita di ogni giorno e l’incomunicabilità,
sinonimo di difficoltà nell’esprimere i concetti più
facili; rendono quieto il vento dei pensieri inconfessabili; delineano
il disagio quotidiano che ci rende indifferenti alle emozioni. Tra velocità
di connessione, con il linguaggio liofilizzato degli sms e gli acronimi
del “wi-fi”, i rapporti sono volubili e fluttuanti, le parole
diventano una serie di automatismi e di “luoghi comuni”
e, di conseguenza, l’amore si fa volubile, cosi come
incostanti e mutevoli sono gli affetti e le passioni, con l’ago
del cuore che impazzisce facendoci navigare a vista: davanti, la linea
indefinita di un orizzonte, e, dietro, i nostri ricordi, i nostri rimpianti,
le esperienze che fanno carattere e passione, memoria e sensazioni.
E’ un disco pensato e frutto di un lungo periodo di scrittura
(due anni), che ha visto Gaetano Curreri lavorare in studio da subito
con Saverio Grandi, e per tutto il tempo necessario alla realizzazione,
con un gruppo di lavoro che, oltre agli altri Stadio e agli arrangiatori
Nicolò Fragile ed Alessandro Magri, è lo stesso
che aveva collaborato già per “Occhi negli occhi”
(2002) e “Storie e geografie” (2003), entrambi dischi di
platino.
Nelle loro produzioni sono frequenti le collaborazioni “autorevoli”
e informali con famosi colleghi, cosi anche questa volta. Una sola,
grande firma, quella di Paolo Fresu, jazzista
tra i più famosi a livello internazionale, che accenna la sua
tromba in “Canzoni per parrucchiere”
eppoi la stessa si fa “voce” nella strumentale “Senza
parrucca !!!”, con uno splendido, prolungato solo.
“L’Amore
Volubile”
PRODOTTO da SAVERIO GRANDI e GAETANO CURRERI
PRODUZIONE ESECUTIVA di ANTONIO COLOMBI
STADIO
Gaetano Curreri: voce e tastiere
Roberto Drovandi: basso
Andrea Fornili: chitarre, tastiere e programmazione
Giovanni Pezzoli: batteria
Altri musicisti:
Saverio Grandi: chitarre, tastiere, pianoforte,
rhodes, programmazioni
Nicolò Fragile: pianoforte, hammond, tastiere,
programmazioni
Alessando Magri: tastiere, programmazioni, pianoforte,
hammond
Paolo Fresu: tromba
Fabrizio Foschini: pianoforte, hammond
Maurizio Piancastelli: tromba
Silvia Baraldi: percussioni
Giorgio Secco: chitarre
Daniele Scanziani: oboe
- Arrangiamenti di Saverio Grandi (1,3,5,8,12), di Andrea Fornili (4,9,11),
di Nicolò Fragile (2,6), di Alessandro Magri (7,10,12 ).
Voci registrate da Celeste Frigo, Saverio Grandi e Davide Roveri
Archi scritti da Saverio Grandi (1,3,5), da Andrea Fornili (4), da Nicolò
Fragile (2)
e da Alessandro Magri (7)
Archi: Orchestra dell’Associazione Italiana Musicisti
Diretti da Alessandro Magri tranne “Mi vuoi ancora”, diretti da Nicolò
Fragile
Trascrizione archi: Paolo Favini
- Registrato a: Fragile (Lodi, Mi) - Mulino Recording (Acquapendente,
Vt) - Fonoprint (Bo) - Next (Mi) -
Tecnosound (Bo) - Cube (Cento, Fe)
Missaggi di Francesco Luzzi e Celeste Frigo
Assistenti Fausto Demetrio e ‘ Sgrakju’
Masterizzato da Maurizio Biancani - Fonoprint Mastering (Bo)
Assistente Nicola Fantozzi
Management: Antonio Colombi per ColorSound srl – Milano
Consulenza amministrativa: Rag. Mauro Mimmi
Consulenza legale: Avv. Vittorio Costa
Consulenza editoriale: Floriano Fini
Ufficio stampa: Daniele Mignardi PromoPressAgency
Progetto grafico: Chiaroscuro (Bo) - foto di Gianluca Simoni
Foto in studio di Pierpaolo Pezzettoni
Grazie a:
Laura Pausini, Paolo Fresu, Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto, Lula Sarchioni,
Prof. Claudio Borghi, Prof. Marco Lenzi, Mirko del Porto, Fausto Demetrio, Giacomo
Esposito, Matteo Cocconcelli, Blue Note, Guitar Shop, Patrizia Bauer & Giorgio
Masetti, Paolo Ferrari & Salvo Zocco (Casale Bauer), Roberta & Gianluca
Aramini, Mauro Raffellini; Rosanna Maietto, Angela Azzinari, Paola Cevenini &
Sandro Sandrolini, Barbara Baldani, Letizia Merulla, Battista Dondi - Mirko -
Mario - Alessandro (Focus Pull), Carlo Chionna (9.2), Paolo Cristofori per Ipotesi,
Floriano Fini, Federica Forni Ventura, Meris e il nostro FanClub, Elisa Leardini&Momo
“il solito padrone” degli Stadio; Avv. Guido Magnisi e Studio, Guido
Paolato e gli amici della Cantina Bentivoglio, Paolo e P.G. (Tecnosound); a Casale
Bauer che ha fornito a Gaetano: tastiera Kurzweill K2600x, a Roberto: bassi Fender
e acustico Guild, Taurus Moog e Stick, testate Ampeg e casse SWR, corde Elixir,
ad Andrea: chitarre elettriche Fender e acustiche Guild, DigiTech, amplificatori
e corde Fender, pickup Seymour Duncan, outboard Samson, a Giovanni: batteria Mapex;
Aramini che ha fornito a Giovanni: piatti Paiste, bacchette Vic Firth; M-Tech
di Massimo Mantovani per l’assistenza agli amplificatori di Andrea e Roberto.
“Buona Sorte”
Io non so niente di niente e poco avrò da spiegarti
perchè qui niente è facile e spesso cambiano le regole
ma cerca amore e amore dai e se puoi non negarti mai
dovrai rischiare di perdere per vincere ogni tanto
…
Le amicizie verranno e passeranno col tempo
e i dolori nel petto si agiteranno col vento
ama il prossimo tuo e tutto quello che hai dentro
e non svenderlo mai, non svenderti mai...
Io spero solo che tu
che tu abbia una buona sorte
E’ stato il singolo radiofonico dell’estate, che ha anticipato
l’uscita dell’album. Sono gli Stadio di “Generazione
di fenomeni” (che fotografano i tempi che viviamo) e la canzone
è un augurio rivolto al pubblico con un’interiezione affettuosa,
amichevole, complice, rivolta a chi ci sta accanto; a chi in questo
mondo ha iniziato a camminare o si è appena affacciato. Gaetano
Curreri canta “Io pregherò perché tu abbia una buona
sorte”, e gli accade di “pregare” in maniera laica,
come esortazione più che evocazione, quale viatico per l’inizio
di un’avventura, quale augurio che esorcizza uno stato d’animo.
“Mi Vuoi Ancora”
Se era vero che non vivevi senza me
come mai si dice che adesso sei ancora più bella
Se era vero che ero insostituibile
come mai c’è chi si specchia nei tuoi occhi di stella
Non ci credere a chi ti dice che
che vivo bene, che sto bene senza te...
E’ una grande canzone d’amore, alla maniera degli Stadio,
da collocare idealmente tra “Bella più che mai”,
“Sorprendimi” e “Ti mando un bacio”. “Mi
vuoi ancora” è l’anamnesi di un “amore a distanza”,
la rievocazione di una storia che può appartenere a chiunque,
che rimane dentro e continua a far parte della nostra vita. E questa
peculiarità la rende universale.
“L’Amore Volubile”
Il senso di tutto poi cambia lo sai
e il vento più forte si placa anche lui
soltanto il ricordo dal niente riaffiora ogni tanto...
…
Volevo salvarti, salvarti da me
e da quell’’idea di malinconia
che porta a vedere le cose in un modo un po’ strano
Ma tu mi volevi soltanto per te
io che non so neanche bene cos’è che voglio davvero
perchè in fondo sono volubile...
…
Gli odori svaniscono ed anche i sapori
i baci e gli slanci non hanno più ardore
mi viene il sospetto che anche l’amore è volubile
non meno di noi, un po’come noi, non meno di noi
E’ la canzone che ha ispirato il titolo dell’album, metafora
sui rapporti umani e su ciò che ne consegue (“il senso
di tutto poi cambia lo sai”): in questi tempi “interattivi
e di comunicazioni senza fili”, noi siamo volubili e senza confronto.
E’ il risvolto dell’amore che gli Stadio hanno cantato già
in “Pelle a pelle” e in “Universi sommersi”:
la sensazione di vivere storie che non sappiamo se volere, di cui resteranno
sapori e ricordi che il tempo affievolirà.
“Mercoledì”
E’ sempre mercoledì
e io sono ancora qui
ad apparecchiare e sparecchiare
a fare e disfare per sfuggire la noia
vorrei vedere un altro film
ma danno questo qui
è un altro mercoledì
…
Ma vedi se c’è speranza è nel futuro
se c’è un futuro sarei pronto
potrei volare un po’ più in alto
e forse oggi lo farei
e ricomincerei da qui
da questo mercoledì...
Quante volte sembra di vivere lo stesso giorno, quante volte il tempo
si ferma nel tedioso svolgere delle ore? Sul modello di “Equilibrio
instabile”, “Mercoledì” contiene alcuni degli
elementi essenziali della formula di idee (del “concept”)
che il nuovo album ha in sé: come in un lungo piano-sequenza,
l’orologio è fermo e i giorni sono sempre uguali, trascorrono
per inerzia. Allora, ecco che abbiamo bisogno di “accelerare”,
di cambiare il “rapporto” della bicicletta, di “alzare
il metabolismo” trovando dentro quello che non ritroviamo più
(o non cerchiamo più) fuori, negli incroci quotidiani di occhi
e nella programmazione dei film alla tv. Cosi, non sarà più
il “solito” mercoledì!
“Fine di un’estate”
Mi piace il sapore della notte
quel silenzio che parla
e quel treno che passa, io ogni notte lo aspetto
giro nudo per casa, apro il frigo e poi bevo
e saluto le stelle, è tutto mio l’universo
in questa fine di estate non lo so se sto bene
ma tu dammi una mano, prova a farlo per noi.
E aspetta un momento a svegliarti
voglio guardarti ancora
aspetta un momento a girarti
voglio spiarti ancora
immaginare che fai soltanto sogni belli
dove noi siamo felici e non moriamo mai
L’estate sono gli amori di una stagione, di visi e parole che
dimentichiamo, e la fine dell’estate è la notte delle riflessioni,
si guardano le stelle che poi cadranno come tirate giù da un
quadro, e ci sentiamo piccoli, impreparati alla nuova stagione. E’
eterno anche un minuto e infinita è la retta delle emozioni,
cosi siamo in equilibrio precario sul filo del tempo ma, per antitesi,
l’amore e i sogni sono il baricentro, il nostro senso di eterno.
E’ una canzone d’amore per la vita, di sguardi e di odori
(gli stessi di una canzone come “C’è”, scritta
venti anni fa!), di sussurri e ispirazioni che sovvengono nel silenzio
di una notte di fine estate.
“Assolutamente si”
Mi chiedi sempre “Mi ami o no?
Mi vuoi bene....ma quanto?”
io risponderti non so
perchè credo che ogni cosa
che viene da dentro
non debba uscire fuori con troppa facilità
Con la comunicazione che viaggia veloce nell’aria ecco che abbiamo
bisogno di comunicarci le passioni, di decriptare le nostre emozioni
(quelle di un momento o di tutta una vita). Come in canzoni quali “Chiaro”
e “Il segreto”, del precedente album “Occhi negli
occhi”, gli Stadio rivelano la capacità taumaturgica di
mettere in versi frasi che appartenevano al “quotidiano”,
a compiere gesti ed espressioni che non siamo più abituati a
fare, che molti non sanno riconoscere nella confusione di un linguaggio
fatto di “slogan” e di abbreviazioni.
“Canzoni per Parrucchiere”
Ma non sono canzoni per parrucchiere
sono languidi baci e calci nel sedere
sono lacrime e sangue
e miele tra le gambe
sono estasi e passione
la mia liberazione
la mia immaginazione
la mia liberazione
la mia immaginazione.
E’ il “trailer” degli Stadio - come ama definirla
Curreri – una sorta di “compendio” del repertorio
della band. E’ la storia di chi ha scritto, prodotto e arrangiato
grandi successi anche per altri, che ha fatto parte di grandi eventi
live, riuscendo con la propria musica a far arrivare al grande pubblico
la parte più colta, quella letteraria, della canzone d’autore.
Ecco, “Canzoni per parrucchiere” ha un testo che sfugge,
dentro i “luoghi comuni”, in equilibrio tra parole e metafore;
è una canzone che parla di chi le scrive con arte e dedizione,
“dietro le quinte”, lontano dagli spot di luce, che non
frequenta gli “ambienti giusti” ma vive della sua arte,
spicciola, leggera, ma sempre arte. Arricchita della tromba di Paolo
Fresu, è una delle più belle canzoni dell’album.
“Sinceramente”
Una mattina apri gli occhi e ti accorgi
che le idee non bastano a tenere vivi i ricordi
così chiudi gli occhi e capisci
che non è andata come hai creduto
che non è stato quel sogno annunciato
e che non hai neanche come avevi una volta
neanche lo straccio di un senso di colpa.
Sinceramente di te non mi importa più niente
sinceramente di te non mi importa più
…
In realtà eri solo avida
curiosa e vogliosa
e credo di poter dire
che l’amore è un’altra cosa.
Sono i concetti maturi di “C’è” e “Vorrei”,
sono gli Stadio di “Ti ho inventata io” e “Segreteria
telefonica”, quelli che cantano che “l’amore è
un’altra cosa”, che si permettono di invertire “l’ordine
degli addendi” raccontando una storia d’amore, che declinano
la psicologia di un rapporto mai in maniera banale, mai con le solite
associazioni di idee. Possiamo dire che, dalla loro parte, c’è
tutta una “letteratura” che, negli anni, hanno scritto con
i “colleghi d’autore”, rivelando una propria caratteristica:
essere attenti osservatori.
“Le Mie Poesie Per Te”
Mille volti intorno a me dentro cui cercare te
mille volte come se...ti vedessi ridere
più di mille poesie che ho scritto già per te
non le guardo perchè...
Sai non c’è più amore qui senza di te
ora ha un altro nome sopravvivere
e tirare avanti detestandomi
e scontare i giorni senza un alibi
Senza quell’amore qui vicino a me
senza più il tuo nome da chiamare
io non vado avanti, consumandomi
sui miei fogli bianchi vuoti di poesie...per te.
In ciascuna di queste nuove canzoni si ritrova un tema che gli Stadio hanno
trattato già nei loro dischi, basti pensare a “Se dico
donna”, “Al tuo fianco” o “Un disperato bisogno
d’amore”. Queste canzoni sono undici nuove storie che segnano
attimi di vita, tra memoria e segreti di poesie scritte su diari che
nessuno leggerà, che resteranno parole scritte per chissà
chi, versi tenuti lì per sfogliare le proprie emozioni alla ricerca
di sé stessi, cercando di riappropriarsi ancora di sensazioni
che il tempo ha reso insignificanti. I giorni diventano alibi e il tempo
la prova di continuare a perdersi, poco a poco…
“Le Ultime Parole Famose”
E’ come quando sei giusto in tempo e un incidente blocca
il traffico
E’ come quando credi a un complimento e poi ti accorgi che è
sarcastico
E’ come dire posso fare a meno di te
E poi ti chiamo dopo un’ora e nemmeno so il perchè
Sono le ultime parole famose
Le ultime parole famose
Sempre le ultime parole famose
I luoghi comuni, le frasi che si dicono come automatismo, parlare senza
dare spessore ai contenuti, sono gli esempi de “Le ultime parole
famose”, un gioco in cui gli Stadio si divertono a scherzare,
scritta con il giovane cantautore Matteo Cocconcelli.
“Di Nessun Altro”
Mi mancano i tuoi baci di menta e miele
i tuoi capelli di mandorla e quella bocca di fragola
Dolci parole sei nei miei sogni
tutte le notti e ogni mattino
…
Sei per strada adesso
arrivo all’improvviso
dentro ai tuoi pensieri
non puoi mandarmi via e non vuoi
Sei nei miei sogni
tutte le notti
tu sei nei miei sogni
ogni mattino
Perchè tu sei mia e non sarai mai di nessun altro
Si parla ancora di amore e i concetti si fanno semplici, diretti, vanno
al cuore. E’ il disco che riassume l’estetica degli Stadio,
il loro “stare sopra le righe” nella canzone italiana, il
loro stare dentro il pop-rock legandosi alla canzone d’autore,
da cui la sintesi del “pop d’autore”. “Di nessun
altro” ne è la dimostrazione.
“Senza Parrucca!!!”
Strumentale
Siamo alla fine de “L’amore volubile”. Invitato da
Gaetano Curreri (“Abbiamo un rapporto informale con i nostri colleghi,
non siamo mai formali e freddi nelle collaborazioni. Paolo è
un grande jazzista, quasi “spiazzante”, tra i migliori in
circolazione”), Paolo Fresu offre la sua tromba alle ultime note
del disco, realizzando un grande assolo per il “reprise”
di “Canzone per parrucchiere”. Un piccolo capolavoro che
aggiunge prestigio ad una grande canzone e a un grande disco che va
ascoltato con attenzione, come si fa seguendo la trama di un libro che,
senza accorgercene, se non solo verso l’epilogo, racconta la nostra
vita.
Buon ascolto
Daniele Mignardi
Responsabile Ufficio Stampa Stadio