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Recensione Diluvio universale - Musica & Dischi, 04/09 PDF Stampa E-mail
Scritto da meris  Venerdì 08 Maggio 2009 15:08

ROCK DA STADIO

Sembravano nati per durare lo spazio di una stagione o poco più nell'ombra di Lucio Dalla. D'altra parte anche il riferimento internazionale più diretto, quella Band sviluppatasi come gruppo spalla di Bob Dylan alla fine non ha superato i dieci anni di attività. Invece gli Stadio tagliano i tre decenni di carriera e si festeggiano con un album compatto e preciso, niente smancerie e nessuno trucco del mestiere: solo ballate di impianto rock che arrivano e vanno lasciando una scia di vaga malinconia, d'altra parte questo segno distintivo gli Stadio se lo portano dietro fin da "Chiedi chi erano i Beatles" ma sempre senza mai eccedere.

In questo senso la canzone da ascoltare e mandare a memoria è Gioia e dolore con quei suo verbi al passato ("Ero la terra su cui camminavi/un tappeto per.!'amore/noi siamo stati e per sempre saremo/ la gioia e il dolore") e un'atmosfera di commozione virile perché tutto si può dire del Gaetano Curreri cantante, tranne che abbia una voce piaciona o ambigua. No, la sua vocalità è perfetta per raccontare storie concrete, vere, maschili con un taglio preciso, con prese di posizione spesso amare come in Diluvio universale (qui Vasco Rossi è uno dei coautori) o Perdiamoci o Resta come sei con l'ospite Fabrizio Moro. La bellissima La mia canzone per te, posta alla fine non a caso, su un tappeto di pianoforte che si candida per essere il nuovo inno per i prossimi 30 anni degli Stadio.

(Antonio Orlando)

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Maggio 2009 21:33
 

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