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“DILUVIO UNIVERSALE” (2009)


“SIGNORI, BENVENUTI A BABILONIA”: IL NOSTRO BEL PAESE!

Vasco Rossi, Saverio Grandi e Fabrizio Moro le collaborazioni nel disco
Dodici canzoni (tra “sociale” e “amore”) nel “pieno del diluvio”: salite sull’Arca…

Vasco Rossi firma la title-track (ed erano dieci anni che non scriveva per gli Stadio); Saverio Grandi ha prodotto e scritto (con Gaetano Curreri) gran parte del disco, e per la prima volta (in un disco della band) canta una delle canzoni (“Cortili Lontani”) e Fabrizio Moro ha collaborato alla stesura ed alla realizzazione di un’altra (“Resta come sei”).

Anticipato in radio dal singolo “Gioia e Dolore”, già il titolo dell’album – cosi “diretto” e senza “giri di parole” - sta facendo discutere: “Diluvio Universale”. Reminiscenza “biblica”, annuncio di grandi cambiamenti, fuori e dentro ciascuno di noi.
Dodici canzoni, tra amore e “sociale”, il nuovo album è molto diverso dai precedenti della discografia della band di Gaetano Curreri, proprio nelle sonorità e nell’approccio ad alcuni temi attualissimi: la prostituzione e la discriminazione nei confronti dei “diversi”; l’immigrazione clandestina; la crisi della politica e dei valori nella coppia che diventa crisi dei valori universali della società.

Su tutte, la canzone “Benvenuti a Babilonia”, dice Gaetano Curreri, voce degli Stadio, “è una denuncia contro questa bella Italia che ci sembra sempre più una Babilonia, lontana da quella “California-terra dell’oro” per quei tanti immigrati clandestini che arrivano sui barconi della disperazione, che si nascondono nei TIR fermi alla frontiera. “Approdati” e “rigettati”. Ma un tempo eravamo noi a spingerci verso l’America, e chi lo ricorda più? E’ un disco pensato e scritto nel pieno di un diluvio, lo abbiamo immaginato cosi: ma siamo certi che, da qualche parte, c’è l’Arca ad aspettarci!!”.

“L’America ha una speranza che si chiama Obama, e noi? Abbiamo pensato soprattutto ai tempi che stiamo vivendo. Chi è quel politico-Re Mida”, si chiede ancora Curreri, citando i primi versi di “Benvenuti a Babilonia”, ”che non trasforma più niente in oro, come ci ha fatto credere in questi anni? E il Francesco d’Assisi che è stato lasciato solo da chi va nei talk-show a “predicare”, che fa della tv il suo pulpito?”. Il “J’accuse” contro i politici e quel “tipo di Chiesa”.

Sicuro impatto emotivo dal punto di vista dei contenuti che, partendo dal microcosmo del rapporto a due, cristallizzano lo “snaturamento” dei valori che tengono in piedi la nostra società: in “Cortili Lontani”, la “buia” solitudine di una ragazza romena sulle strade della prostituzione è la stessa, “universale”, dell’avventore. La prostituzione, la discriminazione nei confronti degli “altri” che è latente nella nostra società. L’ipocrisia delle leggi e dell’Autorità. Un testo che è poesia nella descrizione della donna, che è invettiva nella descrizione del “vuoto” dell’uomo.

“Le romene, le ragazze dell’Est, non nascono per prostituirsi, per finire sulla strada”, continua Curreri, “ma vengono costrette ogni giorno da chi le ha convinte a venire qui da noi. Abbiamo pensato di raccontare la storia di due angeli che una vita disperata ha fatto diventare due diavoli; abbiamo descritto le loro anime, i loro vuoti, cercando di dare poesia a quelle solitudini. Senza pregiudizi e senza dare punti di riferimento”.

Eppoi, le canzoni d’amore, quello “universale”, alla maniera degli Stadio: “Gioia e Dolore”, “In Questo Vortice”, “Come pioggia in mare”, “Perdiamoci”, “Non si accorgerà” (in una coppia la stanca ritualità dei gesti e dei silenzi), “La mia canzone per Te” (l’amore per chi siamo costretti a lasciare per sempre). Ed ancora, le esortazioni: a “restare come siamo”; a “perdersi” per poi “ritrovarsi” come in un “rewind”; a “tenere un pensiero per noi”, uno importante, che conti davvero, come un tesoro da custodire, come uno slancio verso la vita.

La copertina del disco (un tramonto plumbeo in un accenno di sole, tra cielo e mare) è un dipinto di Giorgio Tonelli. Tra i più apprezzati italiani nel mondo, il pittore, che vive a Bologna, è celebre per le sue vedute altere, a volte algide, altre riscaldate da luci dosate con sapienza, e per le nuvole, le fabbriche, le periferie, e i campi deserti che riesce a trasformare in scenari metafisici fuori dal tempo e dallo spazio, in cui protagonista è il silenzio.

 Sito ufficiale della band: www.stadio.com
Su Facebook: “Stadio Official”

Foto e cartella stampa della band:
HYPERLINK "http://www.danielemignardi.it" www.danielemignardi.it (password:”media”)


Ufficio stampa e comunicazione STADIO:
Daniele Mignardi promopressagency
Rif. Vincenza Petta
Tel/fax 06 32651758 r.a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ufficio stampa Emi:
Miriam Fabiano
Tel. 02 77797463 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 


STADIO - “DILUVIO UNIVERSALE”



Gli Stadio:

GAETANO CURRERI  -  voce e cori
GIOVANNI PEZZOLI  -  batteria
ANDREA FORNILI  -  chitarre, tastiere e programmazioni
ROBERTO DROVANDI  -  basso

Prodotto da Saverio Grandi e Gaetano Curreri
Produzione esecutiva di Antonio Colombi

Saverio Grandi ha arrangiato "Gioia e dolore"; "Così lontani"; "Autunno"; "Resta come sei" e "La mia canzone per te"
Nicolò Fragile ha arrangiato "Perdiamoci"; "Un pensiero per te" e "Non si accorgerà"
Andrea Fornili ha arrangiato "Come pioggia in mare" e "In questo vortice"
Andrea Fornili e Roberto Drovandi hanno arrangiato "Benvenuti a Babilonia"
Alessandro Magri ha arrangiato "Diluvio universale"

Diluvio Universale
“In un diluvio universale ti ho incontrata/ho fatto a pezzi il mondo per averti/dicevi che avresti dato tutto/ed ora non mi resta che il rimpianto/…/Io avevo messo tutto/si, dentro questo patto/ma tu avevi tenuto fuori una parte segreta di te/…/Tu volevi avere un mondo tuo/nel quale rifugiarti eppoi nasconderti da me/ma tu avevi tenuto fuori una parte segreta di te”
Storia d’amore scritta alla maniera di Vasco Rossi, che ritorna a firmare un pezzo per gli Stadio dopo 10 anni (“Lo Zaino”, nel 1999). La crisi del rapporto di coppia che si riverbera nel rapporto con gli altri e diventa crisi “universale”.

Gioia e Dolore
“Ero la terra su cui camminavi, un tappeto per l’amore/Noi siamo stati e per sempre saremo/la gioia e il dolore”
Scritta con Saverio Grandi, produttore e autore di alcuni dei maggiori successi degli Stadio (“Sorprendimi”, “Generazione di fenomeni”, “Parole nel Vento“, “Equilibrio Instabile”, “Un Disperato Bisogno d’amore”, tra i tanti), è il primo singolo, anteprima del disco, programmato in radio dal 6 marzo.

Perdiamoci
“Tu mi entri nella pelle/altro io non so/se è giusto o sbagliato/…/L’attrazione non si spiega/…/Contro le regole, contro il buon senso/perdiamoci, amiamoci/siamo due anime, siamo due corpi liberi/stringimi/è troppo tardi per fermarsi ormai/…/Siamo occhi, siamo mani”
Un sound nuovo per gli Stadio, un approccio musicale completamente diverso rispetto alle passate produzioni. Ancora la coppia quale esempio concettuale positivo per comprendere i tempi che stiamo vivendo: la necessità di analizzare il rapporto a due per tracciare le “dissonanze” dei nostri tempi. Come in un “rewind”, l’esortazione a “perdersi” per “ritrovarsi”, e per poi “perdersi” una volta ancora.

Un Pensiero per Te
“Tieni un pensiero per te/Se fuori piove/Tieni un pensiero per te/Se non senti amore/Tieni un pensiero per me/E va via il male, anche il dolore/E non si muore, poi torna il sole/…/Amati e proteggiti/Da ogni male ma soprattutto da te stessa”
Tieni per te qualcosa che conta davvero, qualcosa di unico; tienilo dentro di te, fanne tesoro. Fosse anche solo un pensiero, ma che sia importante. Ogni mattina, ogni sera, ogni momento della tua vita.

Cortili Lontani
“La ragazza rumena si stringe dal freddo/…/Ha deciso che c’è un modo più facile/E veloce di guadagnare/La ragazza ha un figlio ed una madre/Tutti e due in posto lontano/Ha un sorriso che scioglie anche la neve/…/L’uomo ha mille anni e zero sogni/Li ha svegliati tutti ad uno ad uno/Ha una donna a casa che non lo aspetta/Per suo figlio è un signor nessuno/Ha un lavoro ed una macchina/E un po’ di conti da pagare/Ha benzina per chilometri/E nessun posto dove andare/…/Due corpi che si stringono/E anestetizzano il male/Distanze che si annullano/Due solitudini uguali/Due storie che si incontrano/Due cortili lontani/Due bimbi che correvano/Ignari del domani”
“Diluvio Universale” ha un cuore “sociale” con una connotazione molto netta: gli Stadio “prendono posizione” netta, eccone un esempio. Le rumene non nascono puttane. La prostituzione, la discriminazione nei confronti degli “altri” che è latente nella nostra società. Un caso sociale, l’ipocrisia delle leggi. Una ragazza romena che si prostituisce, un uomo italiano che “sbarca il lunario” combattendo la sua solitudine, la sua vita distorta negli affetti. Non c’è contrapposizione tra le due vite, ma una sola disperazione, non si sta su due fronti ma su uno solo. Un testo che è poesia nella descrizione della donna, che è invettiva nella descrizione del “vuoto” dell’uomo. Due angeli, due diavoli. Sono punti di vista, solo pregiudizi.

Come pioggia in mare
“E tutte quelle nuvole laggiù/Che si scambiano le forme mentre passano ma io/Non le vedo neanche più/Tutto il mondo inizia insieme a te/E finisce per fermarsi quando tu non ci sei più/Maledetta verità/…/Amavo i silenzi con cui/Univi tutti i pensieri fra noi/Li trovo ancora qui dentro di me, li sento miei”
Cosa fa la pioggia quando tocca il mare? Diventa un “indistinguo”, si annulla nel mare… Nella migliore tradizione delle “canzoni d’amore” degli Stadio, ecco una di quelle che può essere accostata a “Le mie poesie per te”…

Benvenuti a Babilonia
“Re Mida non trasforma più niente in oro ormai/Fa televendite adesso, tratta tegami e cucchiai/E Francesco più non sa guardare i lupi negli occhi/Vanno tutti nei talk show e ce ne sono un po’ troppi/E immodestamente io ci son giorni che non lo so più/…/Benvenuti a Babilonia, è tutta da vivere/Altro che la California/Chi arriva qui non parte più/Benvenuti a Babilonia/Terra di santi e di eroi/Di esploratori e cow-boy/E di navigatori…/Nuoto eppure affogo/Dimmi dove ho peccato/Sono nato soltanto/Col nome e nel posto sbagliato”
Siamo nel “cuore” del disco. L’Italia come una Babilonia, “altro che la California”. La canzone (forte, che irride, “disagevole”) che lo caratterizza nella sua “anima sociale”. L’immigrazione clandestina vista dalla parte di chi viaggia per ore nel cassone di un TIR o su un “barcone di fortuna” tra le due coste, della disperazione e della speranza. “Approdati e rigettati”: ma un tempo eravamo noi a spingerci verso l’America, e chi lo ricorda più? E la nostra Italia-Babilonia vista dalla parte di chi ci vive e non gli piace affatto: il “j’accuse” contro i politici e quel “tipo di Chiesa”. Chi è quel politico-Re Mida che non trasforma più niente in oro, come ci ha fatto credere in campagna elettorale? E il Francesco d’Assisi che è stato lasciato solo da chi va nei talk-show a “predicare”, che fa della tv il suo pulpìto? Signori, benvenuti… La dissonanza tra realtà e finzione.

Autunno
“E di nuovo ritorna l’autunno/che mi stringe tra le sue braccia/come una madre che chiede perdono/per i danni alla mia adolescenza/E di nuovo mi divora l’autunno/con i suoi colori pastello/con il vento e l’aria che taglia/così vicina ai miei umori di allora/…/e rifuggo il banale e la stupidità/seguo solo il mio senso del bello/sto in un vortice di vita e di noia e di tempo/che corre e non posso a fermare/mentre provo di guarire dalle mie insicurezze/e da quelle paure”
I colori pastello dell’autunno e dell’anima, le emozioni tenui di una stagione di passaggio, tra il vento dell’inverno che sta per arrivare e il sole dell’estate che è ormai finita. I colori cambiano, fuori e dentro di noi; i sogni si attenuano nell’attesa della bella stagione e noi fuggiamo lontano da noi. Uno dei testi più belli scritti da Saverio Grandi per gli Stadio.

Non si accorgerà
“Non si accorgerà dei tuoi silenzi/non si chiederà tu come stai/non ti chiederà se sei felice/non ci penserà, non se ne accorgerà../Cena e dopo cena lui si arrenderà/a quel suo divano e lì si basterà../telecomando in mano cercherà un varietà/poi si addormenterà…/Non si accorgerà dei tuoi silenzi/non ti seguirà con gli occhi e poi/non ti chiederà se sei felice/non si accorgerà, che ti sta perdendo già..”
Un pugno nello stomaco, un siluro d’improvviso che arriva al bersaglio: cosi è questa canzone. Bella melodia e versi forti. Uno “spaccato” vero delle storie d’amore ma quasi mai declinato in versi dalla canzone d’autore. Le storie si cristallizzano, vivono la quotidianità in un ripetersi all’infinito di gesti; di silenzi; di pensieri, sempre uguali, immoti, piegati su sé stessi. Una delle più belle canzoni del disco, “link” tra i due “cuori” che lo compongono…

In questo Vortice
“So che passerà ma ora è/Insostenibile questa assenza di te, da te/E’ tutto inutile, dietro ogni gesto ci sei tu/Io in questo vortice affogo ancora un po’ di più/Fa proprio ridere… Io che non vivo senza te/Ma questa volta non so se resto ad aspettare te”
Un’altra canzone d’amore, nell’accezione più bella per gli Stadio. Una gran bella ballata.

Resta Come Sei
“Che cos’è che ti stanca/che vorresti per te/che cos’è quella smania che hai dentro/che ti spinge ad inseguire la felicità/Che cos’è quella noia, quella malinconia/…/Che cos’è quella cosa che hai dentro/che ti spinge a cercare ancora la verità/…/In cosa credi/Cosa ti aspetti se non ci credi/Resta come sei/Fragile/Instabile/Semplice/Resta come sei/”
Quasi un’esortazione o, forse, una preghiera. Ancora il microcosmo “ad exemplum” per delineare la crisi dei grandi valori universali di una società come la nostra. La certezza che ci si possa “ritrovare” continuando a credere nei valori dell’individuo, quelli fondamentali.

La mia Canzone per Te
“Sai prima il tempo non passa mai/Poi d’improvviso non ce n’è più/Ed ogni gesto ha un altro peso/Ed ogni cosa un valore/Questa canzone è per te/È un regalo piccolo, lo so/Tienila sul cuore con te/Quando sarò lontano/Avrei voluto insegnarti cose/Che ora da sola imparerai/…/Avrei voluto vederti crescere/…/Avrei voluto vederti amare/Uno qualsiasi meglio di me”
La “canzone-cameo” che chiude l’album. Qualsiasi addio di un padre alla propria figlia, ma anche di qualsiasi persona ad un’altra, nasconde rimpianto e dolore, rassegnazione e condivisione dell’addio stesso.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Settembre 2011 02:01
 

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