SIAMO TUTTI ELEFANTI INVENTATI
(1991) EMI
Il disco ha una lunga gestazione.
La band cambia casa discografica passando alla EMI ITALIANA -sicuramente una major che offre ampie garanzie rispetto alla precedente Ritzland Records. Comunque l'album subisce delle trasformazioni strada facendo.
Ci si incomincia a lavorare addirittura un anno prima con D'Onghia, Nanni e Costa ma presto questi lasciano il lavoro che passa in mano all'arrangiatore Luca Orioli che opera dei cambiamenti nel sound, d'accordo gli Stadio, che non rinunciano comunque a co-arrangiare e produrre l'album.
Ci si allontana notevolmente dalle sonorità di "Puoi fidarti di me": entrano tante soluzioni sonore di tastiera, il sound si fa più pop-rock. Si punta di più sulla chitarra di Andrea Fornili (al suo primo disco con gli Stadio); il basso viene suonato da Claudio "Galina" Golinelli, noto session-men.
Il disco è esaltante supportato da un lavoro di produzione-management di Antonio Colombi, Martino De Rubeis e la Color Sound.
Inclusa nel lavoro è la celeberrima "Generazione di fenomeni", sigla del serial televisivo "I ragazzi del muretto", che diventerà il tormentone di quella stagione e molto presto uno degli evergreen scritti da Curreri/Grandi! L'invettiva è forte, per le loro canzoni il fenomeno generazionale sta diventando una costante, si delinea il disagio dei ragazzi: un disagio incondizionato per una generazione senza modelli ( ricordate i Beatles di Roversi?).
Appare come un'istant-song, cioè ha l'effetto-istantanea, fotografa il presente come su un negativo da sviluppare!! Altrettanto bella "Bianco di gesso, nero di cuore" -Roversi riesce nuovamente a costruire un testo difficile ma affascinante.
E' il viaggio alle radici, il viaggio dell'umanità nel continuo confronto/affronto pelli nera e bianca. Ma come tralasciare "Ci sarà" di Fossati o "Segreteria telefonica" di Lolli, "Pelle a pelle" di Carboni e "Cerca di non esser via" di Vasco Rossi?! Sono tanti gli autori d'eccezione che collaborano per far venir fuori il disco della consacrazione grazie alle tematiche affrontate con saggezza e con quella versatilità propria del cantautore. "Siamo tutti elefanti inventati", titolo strampalato lessicalmente di Alessandro Bergonzoni, titolo a metà tra la favola Disneyana e la realtà sociale italiana: contenuto e contenente, contrasto amletiano. La banale equazione del vero e l'artefatto.
Ora sono i cantautori blasonati ad affidare le loro parole al gruppo che, per anni, li ha accompagnati, guidati, esaltati e ne esce un lavoro concettualmente coerente, che si identifica negli ideali dei ragazzi che cominciano ad amare queste nuove canzoni.
Gli Stadio hanno cosi coniugato il mondo cantautorale con una realtà musicale poliedrica com'è quella di una band che fa del pop-rock il suo mestiere. Pensate ad un personaggio come Claudio Lolli che si cimenta per la prima volta con una canzone d'amore oppure Ivano Fossati che decide di dare la sua canzone prima agli Stadio e, dopo appena pochi mesi, la ripropone nel suo album (è un grande attestato di stima!).
Rimane ineguagliabile la metafisica presentazione di copertina a cura di Bergonzoni : "DISCENDIAMO SEMPRE DA DOVE SIAMO SALITI / ANNIENTIAMO CIO' CHE NON CI SERVE A NIENTE / SCALPITIAMO SE CI PRENDONO LO SCALPO / PERDIAMO LE STAFFE MA AMIAMO IL CAVALLO (COMPRESI I SUOI PANTALONI)/ INFATTI QUATTRO ZAMPE VEDONO MEGLIO DI UNA / QUESTO SPIEGA PERCHE' I CAVALLI NON HANNO ANCORA LA PROBOSCIDE / SIAMO TUTTI ELEFANTI INVENTATI N.B. SVESTIAMOCI LA TESTA SONO BELLI NUDI I CERVELLI"
label info
- Registrato da Stefano De Maio e Leo Monti negli studi Chorus di Bologna, Umbi e Maison Blanche di Modena
- Produttore esecutivo Antonio Colombi.
- Tra i musicisti, oltre ai menzionati, Marco Tamburini, Sandro Comini e Paride Sforza
- con l'aggiunta dei soli di sax di James Thompson.
- I cori sono di Geo Novi, Iskra Menarini, Milena Neri, Susanna Campisi e Saverio Grandi.
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