DI VOLPI, DI VIZI E DI VIRTU'
(1995) EMI

Il gruppo è affiatatissimo come non mai, gli altri musicisti da anni con loro sono una vera appendice per le produzioni in studio, allora è giusto confrontarsi con realtà musicali molto importanti come la musica americana e qeul tipo di music-makers, che lavorano in un ambiente completamente diverso da quello italiano.

Viene invitato a collaborare alla produzione delle canzoni l'americano Bob Rose, navigato produttore con Steve Jones, collaboratore di artisti come Phil Collins, Olivia Newton John,...
La realizzazione dell'album ne risente confermando un preciso cambiamento nei suoni, adesso marcatamente rock, e il gruppo si trasferisce in Gran Bretagna per ultimarlo, cosi come suggerisce Rose.

Le canzoni sono belle, curate molto nella pre-produzione e, coma al solito, sono firmate da grossi nomi: Guccini compone "Jimmy", un testo d'altri tempi, la storia partigiana di un ragazzo presa a modello, un salutare ricordo dell'Italia che fu, impregnato di forti valori, ingiallito dalle spighe di grano, coltivato lì, sul campo dove falciarono quella giovane vita. Parole ispirate, frasi assonanti a "Auschwitz" (sono passati decenni da quando scrisse quella canzone ma il cantautore è lo stesso, il paragone è lo stesso, lo smarrimento che trasmette identico).
Roversi affida agli Stadio un altro piccolo capolavoro di metafore, "Maledettamericatiamo", con le strofe che si inseguono a ricercare le origini del continente a stelle e strisce di Cristoforo Colombo, degli indiani, di Kennedy, del generale Custer, della Grande Mela e Hollywood, di Bruce Springsteen e Frank Sinatra!! Evocativa l'immagine "la Merica dei veleni/e quella che corre via/inseguendo su una vecchia Ford/ il Settimo Cavalleria", c'è tutta la storia dell'America. L'incredibile intro di pianoforte è opera di Fabio Liberatori (!). Si! E' tornato dopo dieci anni esatti a collaborare: i primi segnali di un riavvicinamento al gruppo c'erano stati un anno prima con la colonna sonora per "I Ragazzi del Muretto" curata con Gaetano.

Roversi scrive un secondo pezzo, "Ma se guido una Ferrari", che apre il disco: la macchina come status-symbol e scusa per ritrarre i vizi di questa società in mano ai più forti(!). C'è la solita poesia a pervadere il testo e la struttura lirica è la stessa de "Il motore del Duemila" scritta per Dalla. Roversi è sempre stato interessato dall'automobile, come mezzo dell'uomo e scorcio epocale della società; nel nostro caso, la Ferrari rappresenta il raggiungimento di uno status e l'antitesi del perdente; l'arma in mano al più forte! Ancora dopo tante canzoni, Roberto Roversi sperimenta eludendo ogni regola sintattica e producendo un linguaggio assolutamente metaforico.

Gli altri autori d'eccezione sono Vasco Rossi e Roberto Vecchioni, che firma "Canzone d'amore sprecato", come dice il titolo una canzone d'amore al contrario, con lui che si "sfiamma" per lo spreco di passione per lei che non c'è più! L'arrangiamento rock supporta bene la tensione espressa dal testo.
La vera sorpresa è Bettina Baldassari, autrice di "Ballando al buio", che conferma l'oculatezza di Gaetano nell'averla scoperta. Parole lievi per uno slow d'atmosfera che faranno la fortuna dell'intero lavoro (il brano diventa la sigla della nuova serie de "I ragazzi del muretto"). Finora Bettina è la sola autrice nella storia del gruppo.

Registrato da Bob Rose al "Monnow Valley Studio" in Inghilterra, a "Le Dune" di Riolo Terme; suonato con Fabio Liberatori, Aldo Fedele, Maurizio Piancastelli, Paride Sforza, Sandro Comini, il trombettista Leonardo Carboni. Ci sono anche le partecipazioni di Edoardo Bennato, che suona l'armonica in "Maledettamericatiamo" e del produttore Fio Zanotti.