CANZONI ALLA RADIO
img
(1986) RCA

C'è la prima defezione nel gruppo, Fabio Liberatori va via e gli Stadio registrano il loro quarto 33 giri in quattro.

Tutto il lavoro ruota attorno alla partecipazione al Festival di Sanremo per la seconda volta con una canzone pensata da Portera e composta con Curreri e Carboni. "Chiedi chi erano i Beatles" aveva aperto un varco: raccontare la gente attraverso un emblema, un simbolo, cosi era accaduto per i Beatles ora tocca alla radio. Ancora una piccola idea per parlare delle rivoluzioni nel costume! Questa volta quasi una dissertazione filosofica con la rapida successione di metafore voluta da Carboni, che è molto ispirato pure in "Non c'è posto" ma tutte le canzoni sono lì per dare un senso compiuto alla title-track -"Giacche senza vento" e la moda dilagante dei "paninari"; "Ti ho inventata io" e "Incubo assoluto" con la bella immagine del "creativo" perso nei meandri dell'Ego! Quest'ultimo tassello lo aggiunge la penna prolissa di Roberto Antoni, leader degli Skiantos.

I tempi del consumismo si fanno sentire inoltre nelle storie d'amore e gli Stadio lo testimoniano bene in "E' stato bellissimo" (l'uomo-usa e getta!).

Tecnicamente nel disco ci sono pochi archi e meno suoni di tastiera rispetto al precedente lavoro; registrato in fretta, risente della poca attenzione e ricerca negli arrangiamenti di Roberto Costa, produttore-musicista-ingegnere del suono. Il disco si fa apprezzare solo per i contenuti, gli Stadio spaziano nel sociale con una serie di esperimenti molto apprezzati.

Inizia qui la collaborazione con Roberto Casini, già paroliere e batterista per Vasco Rossi. Peccato per il lato B che appare riempitivo con un'inutile e vecchio strumentale come "Lunedi Cinema" e "Au Revoir", l'addio di Ricky Portera al gruppo.

Registrato tra Bologna e Modena (nello studio di Umbi Maggi) è suonato con Costa e Lucio Dalla, che si firma "Domenico Sputo".

Qui si ferma la storia di Portera con la band, storia di litigi ed amicizia.